LA TELENOVELA DELLA FAMIGLIA MILÀ

Una storia autentica dietro la costruzione dell’ultimo edificio privato di Antoni Gaudí

La storia della costruzione di Casa Milà - La Pedrera sembra la sceneggiatura di una telenovela...

L’ULTIMA OPERA PRIVATA DI ANTONI GAUDÍ, PRIMA DI DEDICARSI INTERAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE ALLA SAGRADA FAMILIA, É L’EMBLEMATICO EDIFICIO CHE AVVOLGE UN INTERO ANGOLO DI ISOLATO NELLA MERAVIGLIOSA PASSEIG DE GRÀCIA.
A Barcellona l’ultima opera civile di Gaudí prende forma tra il 1906 e il 1910. È la casa di una nobile famiglia della borghesia catalana e come d’abitudine prende il nome del proprietario: Casa Milà.
In questo racconto ti narro alcuni eventi particolari, per alcuni inediti, che hanno accompagnato la realizzazione di questa singolare opera gaudiana.

La Pedrera

La cava di pietra di Barcellona

Molti riferivano che verso il 1910, quando il signor e la signora Milà andavano a vedere i lavori al cantiere, avevano reazioni che andavano dalla delusione alla rabbia. La loro futura casa, che doveva celebrare la famiglia Milà, fu ben presto ribattezzata dalle riviste satiriche con il soprannome dispregiativo di cava di pietra, la Pedrera. Un edificio totalmente  anomalo per uno degli angoli più lussuosi della città. Non mancò occasione che Roser urlasse davanti alle impalcature il suo disappunto per il mancato rispetto delle scadenze e dei preventivi o per il fatto che Gaudí continuasse ad insistere su soluzioni artistiche così eccentriche. Esaurite le minacce la signora Milà ricorse più volte al giudizio del tribunale, ma l’architetto ripetutamente si negò al dialogo sostenendo che l’artista dev’essere un monaco, non un fratello! 
 
[tratto da pag. 257 –  IO SONO BARCELLONA ]
 
Nel 1860 il Piano Cerdà aveva permesso di ridisegnare ed espandere Barcellona. Si crearono grandi arterie che attraversavano la città e si incrociano ad ogni angolo retto secondo il modello delle guarnigioni spagnole.  In uno di questi grandi viali che vanno dalla periferia verso il centro Antoni Gaudí taglia nettamente con il passato e impone un edificio che abbraccia tutto l’angolo. Si arriva alla destrutturazione di un’architettura basata su linee e angoli retti.

L'innovazione di Casa Milà

Antoni Gaudí è un appassionato di anatomia e progetta l’edificio come un corpo coperto di pelle. I pilastri costituiranno le ossa dell’edificio, le pietre saranno la carne. E proprio quei pilastri sono la base di tutto salendo fino al sesto piano. La facciata non è una parete portante ma la copertura che ricopre le travi metalliche dell’armatura.

L’architetto può aggiungere e togliere i blocchi di pietra e creare a suo piacere grandi finestre, 150 in totale, e grandi balconi. La facciata si può modificare a piacimento. Si può torcere e ondulare creando l’impressione che tutto l’edificio si muova a ritmo di queste ondulazioni.
Casa Milà diventa così una scultura dove le inferriate dei balconi sono fatte con il ferro di recupero, un materiale insolito per un immobile di lusso. Siamo nel 1910 e possiamo vedere in queste forme la premonizione dell’arte astratta ma anche un insieme di forme arcaiche e di modernismo. Gaudí trae ispirazione dall’osservazione della natura e afferma che tutto nasce dal grande libro della natura. Quest’albero vicino al mio cantiere: ecco il mio Maestro!

Il vero finanziatore di Casa Milà

Una storia vera con finale da pettegoli!

Al porto di Barcellona aveva attraccato una nave da crociera proveniente dal Sudamerica. Sulla passerella scese un giovane distinto intento a scrutare l’orario dal suo pendente. Josep Guardiola, un importante uomo di alta finanza arrivato in città sicuramente per concludere qualche importante investimento immobiliario. Ad accoglierlo una splendida Hispano Suiza K6, una cabrio sei cilindri da 5.184cc e 120 hp., che molti chiamano la “Rolls spagnola”. Un lusso che su Passeig de Gràcia si era visto nella versione berlina alla guida del famoso imprenditore di cioccolata Amatller e pochi altri. Oltre gli affari lo stava attendendo un’elegantissima signora che scesa dalla vettura blu navy iniziò a salutarlo con immensa emozione: era Roser Sigemon. Si erano conosciuti a Parigi e dall’innamoramento passarono all’altare senza pensarci due volte. Lo chauffeur, o se preferite el conductor, li portò nella loro residenza barcellonese, una semplice palazzina al civico 4 di Passatge de la Conceptió, una delle poche strade che tagliano in due gli isolati su Passeig de Gràcia, collegandosi con Rambla de Catalunya. E se vi dicessi che proprio Josep Guardiola fu l’effettivo della casa della famiglia Milà? Una volta rimasta vedova l’anziana signora Roser, unica ereditiera, conobbe Pere Milà i Camps, un giovane esponente della borghesia barcellonese. Due anni dopo si sposarono e la loro storia si incrociò con quella di Antoni Gaudí, a cui commissionarono un palazzo imponente. Ma in giro si racconta che Pere Milà non aveva sposato la vedova di Guardiola ma “la Guardiola” che in catalano significa salvadanaio.
 
[tratto da pag. 256 –  IO SONO BARCELLONA ]
 

L'immaginazione prende forma

Dietro all’immaginazione dell’architetto però ci sono le esigenze dei committenti. In effetti i Milà chiedono ad Antoni Gaudí di costruire un edificio che oltre la loro residenza prevedesse una ventina di appartamenti da affittare, un parcheggio, un sottotetto e una terrazza. Come si può convertire questa massa imponente in un luogo di vita aperto alla luce? 

Ho questa qualità di vedere e di sentire lo spazio perché sono figlio di un calderaio. Il calderaio è una persona che da una superficie ricava un volume, vede lo spazio ancor prima di cominciare il lavoro.

Questo era il pensiero del massimo architetto catalano immaginandosi un edificio organizzato attorno a due grandi cortili interni: il primo sarà circolare, concepito come un luogo di vita, punto di incontro e fonte di luce; il secondo avrà la forma ovale, separati da un pozzo di ventilazione.
Foto archivio Calderaio in fase ultimazione del vaso in rame
Qui collocherà le tubazioni e le ventilazioni di cucine e bagni, evitando così di rovinare l’ambiente dei due grandi cortili. È una grande novità per l’inizio del 1900. Rompendo con la tradizione Gaudí decise che il cortile non sarebbe stato più la parte più o meno insalubre di un edificio ma un vasto spazio interiore, una sorta di polmone. Ci saranno vere e proprie facciate interne e l’architettura così non diventa solo gloria per la città con le sue facciate ma diviene vita stessa di quartiere e dei suoi abitanti. 

I due cortili sono uniti da un passaggio che porta al sottosuolo e da qui al parcheggio. Si dice che l’architetto, in un primo momento, avesse progettato una rampa elicoidale che dal sottosuolo arrivasse fino all’ultimo piano. Le carrozze avrebbero depositato gli inquilini davanti alla porta di casa per poi ridiscendere. 
Gaudí rinunciò a questo progetto in favore di un parcheggio per auto, dato che queste stavano diventando sempre più diffuse tra i fortunati inquilini de La Pedrera. La struttura che copre il parcheggio è a forma di telaio d’ombrello: non ci sono saldature, solo viti e bulloni. Il pavimento del superiore cortile circolare dunque è sostenuto da una corono metallica formata da cerchi e raggi, traendo ispirazione dal sistema utilizzato per la Cripta della Cattedrale di Barcellona. 
Sezione interna di Casa Milà con in evidenza i due cortili e le condotte di ventilazione
Gaudí trascorrerà un tempo infinito a calcolare carichi, tensioni e geometrie circondandosi di numerosi collaboratori: il costruttore Bayó ma anche gli architetti Berenguer, Rubio i Bellver e lo scultore Llorenç Matamala. Il più significativo collaboratore sarà Jujol il quale assiste Gaudì nel passaggio da una architettura ricca di riferimenti storici a una improntata al liberismo formale. 

Casa Milà è un’opera totale fin nei minimi dettagli. Gaudí vuole un edificio aperto, senza frontiere tra esterno e interno. La porta principale è una sorgente di luce che protegge ma non cela. E per l’epoca una vetrata di così imponente dimensione era una assoluta novità: in realtà è un mosaico di forme irregolari e di piccoli vetri che nell’insieme sviluppano un portone di grandi dimensioni.
Il portone d'ingresso visto dall'interno.
Casa Milà non è solo un edificio di appartamenti ma in primo luogo è una residenza privata. La monumentale scalinata degna di un castello o di un palazzo è riservata alla famiglia Milà e conduce solo al loro primo piano. Dal cortile ovale i padroni, e sempre solo loro, hanno diritto a un secondo accesso privato, un’altra scala sospesa nel vuoto che sottolinea nuovamente il posto di privilegio dei committenti. Realizzazioni semplici ma che non tralasciano virtuosismi architettonici. 
Vista interna di Casa Milà con il particolare della scalinata padronale
Al piano nobile l’immenso appartamento dei signori Milà che oggi è un vasto salone per esposizioni temporanee, operazione consentita dal disegno planimetrico di Gaudí dove solo i pilastri costituiscono la struttura portante dell’edificio lasciando libero arbitrio nel poter spostare pareti interne a piacimento.

De gustibus non disputandum est

Tutto questo alla signora Milà non piacque, tanto meno l’arredamento disegnato da Gaudí. Divani, poltrone e lampade, infissi e mobili. Non riflettevano il desiderio di vero lusso. Cambierà la decorazione dell’appartamento con un arredo neoclassico che corrisponde maggiormente alla sua idea di ricchezza. 

Ma aspetterà fino alla morte dell’architetto, nel 1926, per coprire le decorazioni ondulate del soffitto e delle colonne riccamente lavorate. Recentemente su due di queste sono state riportate alla luce due strane incisioni: Oblida (dimentica) e Perdona (perdonami).
Ogni piano destinato agli affittuari viene distribuito in modo da ricevere un affaccio esterno su Passeig de Gràcia o Carrer de Provença, uno sulla parte interna dell’isolato e su uno dei cortili interni e Gaudí commenterà: non mi stupirei se in futuro questo edificio diventasse un grande hotel vista la facilità con cui si può cambiare la disposizione interna e il numero di bagni…
Particolare della colonna con l'incisione "Oblida"

I continui battibecchi con il Comune

Il progetto di Casa Milà oltre ad essere deriso dalla stampa umoristica è oggetto di continui conflitti con le ordinanze comunali. La colonna che sporgeva sul marciapiede di oltre un metro e la mansarda superava di determinati metri il limite costruttivo a concessione. Di tutta risposta Gaudí rispose …diles que si quieren cortaremos el pilar como si fuera un queso y en la pulida superficie restante esculpiremos una leyenda que diga: “Cortado por orden de l’Ayuntamento según acuerdo de la sesión plenaria de tal fecha”… ovvero di tagliare la parte della colonna e nella parte rimanente incidere “tagliata per ordine del Comune secondo la norma”… 

Ma la colonna è ancora lì e la mansarda non subì alcun cambiamento poiché nel progetto gaudiano avrebbe previsto una statua mariana e quindi come edificio monumentale poteva non rispettare quella regola. 
Uguale destino per la contestazione della terrazza che non prevedeva alcuna barriera di sicurezza, un conflitto risoltosi con l’installazione ma senza alcuna modifica di altezza delle varie torri.

La statua mariana di Casa Milà

Tra la tentazione di grandiosità e il gusto per la tecnica, il cantiere di Casa Milà sembra navigare tra indecenza e sublime. Ciascuno da la sua interpretazione perché tanto non esistono punti di omogeneità con i restanti edifici di Barcellona. Ma ci fu un evento sociale che riuscì a far cambiare idea all’architetto riguardo la imponente statua mariana che aveva disegnato da collocarsi sulla sommità di questo edificio.

La signora Milà e suo marito erano ferventi devoti, ma in fondo quello che hanno commissionato è un edificio da affittare, non una cattedrale! Gaudí dichiara di aver concepito quest’opera (perché per lui gli edifici devono essere opere di architettura) come un monumento dedicato alla Vergine del Rosario. Ai conflitti con i signori Milà per le ripetute espressioni satiriche sui giornali quali “balconi degenerati dove non si può nemmeno stendere” oppure “gabbia di ratti e coccodrilli” fino ad arrivare a “parcheggio per dirigibili” si somma il periodo iconoclasta che Barcellona stava vivendo nell’estate del 1909. Qualsiasi figura sacra e qualsiasi luogo sacro veniva distrutto e incendiato. Proprio per questo motivo i signori Milà rinunciarono alla dedica mariana, così pure Gaudí concedendosi una semplice dedica che troviamo lungo la facciata: Maria piena di grazia.
Gaudí ha 58 anni nel 1910 quando, furioso con i committenti, entra per l’ultima volta nel cantiere incompleto di Casa Milà e abbandona i lavori prima del loro termine, lasciando ai suoi collaboratori “le chiavi di casa”. I Milà si rifiutarono di pagargli l’intero onorario e si arriverà a una causa giudiziaria che vedrà vincere l’architetto e la famiglia ipotecare la casa per poterlo pagare. 
Lavata l’offesa Gaudí donerà la totalità dell’importo a un convento: finalmente la sua offerta mariana volge si è compiuta.

 

A noi la sua opera è arrivata e ti assicuro che sarà un viaggio nell’immaginario senza eguali.

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Photo credits BANCO LIBRI DIADA SANT JORDI ©natursport/123RF.COM –  FIRA DE SANTA LLUCIA e MERCATO SAGRADA FAMILIA ©Iakov Filimonov/123RF.COM – MERCAT DE LOS REYES MAGOS ©Foursquare.com – MERCATO NUMISMATICO E FILATELICO PLAÇA REIAL ©Blognumismatico.com

 

Foto personali by SARA BOLOGNINI @sarabolognini_photo
Web Master ANDREA MAGRI | andreamagri.net

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