LA STORIA DI BARCELLONA

(miti, leggende e curiosità)
per conoscere Barcellona come una guida!

La storia di Barcellona:
una donna estremamente presuntuosa.

QUESTA AFFERMAZIONE PORTA LA FIRMA DEL GRANDE CARLO RUIZ ZAFÓN, LO SCRITTORE BARCELLONESE PIÚ LETTO DOPO CERVANTES.
A VOI IL COMPITO DI SCOPRIRE LE AVVENTURE DI BARCELLONA, UNA DONNA DA AMARE E PROTEGGERE…

La prima leggenda di Barcellona

Per scoprire Barcellona non c’è di meglio che lasciarsi incantare dai miti e dalle leggende. Ecco che ci viene in soccorso Eracle ovvero Ercole, figlio di Zeus, quando, a capo della spedizione degli Argonauti – più o meno nel 2.000 a.C. – si mise alla ricerca della nona barca, andata dispersa.
Fu ritrovata distrutta sulla costa ai piedi della collina che ora chiamiamo Montjuïc e, fortunatamente, l’equipaggio era in salvo.
Insieme a suo fratello Ermes (Mercurio) fondò l’accampamento che iniziò ad essere chiamato BARCA NONA, in onore della nona barca che li aveva portati in quelle terre.
Giasone e gli Argonauti (1961) ©Giorgio de Chirico - SIAE 2020
È bello poter pensare che il nome della nostra amata città di Barcellona possa provenire da una simile leggenda… ma non sembra essere l’unica. Nel 236 a.C. si narra del passaggio di Amilcar Barça, dio dei fenici e fondatore dei discendenti dei Barcinas…
La più recente interpretazione invece è degli anni ’80 quando si faceva riferimento a Barcellona dividendo il suo nome in tre sillabe: BAR – CELL – ONA, che significano rispettivamente BAR CIELO e ONDA.

Fino all'anno 1492

Riassumere la storia di così tanti secoli non è facile ma ci sono degli eventi documentati che non possiamo trascurare, come la fondazione della COLONIA IVLIA AVGUSTA FAVENTIA PATERNA BARCINO, per gli amici semplicemente Barcino.
Una società mediterranea conosciuta e rispettata proprio grazie all’insediamento romano e a Giulio Cesare Ottaviano Augusto, primo Imperatore romano. A lui è dedicato un tempio di oltre 600 mq i cui resti sono ancora visibili in Carrer del Paradisil Tempio di Augusto.
Plaça del Rei anno 1915 - su gentile concessione del Sig. Ugo Manzoni www.historiagrafica.com
Non tardarono però a presentarsi gli invasori: la storia dei Visigoti si lega a Barcellona nello stesso periodo in cui cadde l’Impero Romano (476 d.C.) ponendo fine anche alla lotta etimologica tra romani e barbari dove la parola bellum  iniziò a essere sostituita dalla rozza “guerra” e i tratti genetici delle popolazioni iberiche mischiatisi a quelli degli italici iniziarono a caratterizzarsi con quei nordici alti, biondi e dagli occhi azzurri…
Intorno al 716 d.C. arrivarono le truppe della Mezza Luna araba. Dallo stretto di Gibilterra la risalita dei musulmani fino a Tarragona è uno sterminio dietro l’altro. Ma Barcino, pur di salvarsi la pelle, apre le porte delle sue poderose mura e si lascia annettere al Califfato.
Differentemente dalle tante città spagnole, Barcellona non fu distrutta ma subì solo alcuni cambiamenti come la trasformazione dell’attuale Cattedrale in moschea.
Cento anni più tardi i francesi guidati da Carlo Magno definiscono le prime tracce della Catalunya liberando la città dai maomettani e definendo Barchinona capitale e proclamandola “Marcha Hispanica”.
Un intervento che diede avvio alla “saga dei Conti”
Purtroppo sul finire del secolo gli arabi tornarono all’attacco della penisola decimando e distruggendo ogni città sul loro cammino. Barcellona si difese per oltre 6 giorni e nulla valsero le richieste d’aiuto ai francesi da parte del Conte Borrell. La devastazione della città fu totale.
Nasce in questi anni il mito della Senyera, la bandiera catalana. Goffredo il Villoso, conte di Barcellona fu ferito mortalmente durante l’assedio saraceno in uno scontro decisivo per la vittoria.
Sul punto di morte, toccandosi la ferita con la mano, tracciò quattro linee sul suo scudo. Quattro strisce rosse.
C’è chi racconta che sia stato Carlo Magno che, in visita al valoroso condottiero, gli toccò la sanguinosa ferita tracciando le linee sullo scudo…
La bandiera catalana, chiamata Senyera
La Reconquista spagnola fu uno degli eventi più eclatanti della storia della penisola iberica. La contea di Barcellona, grazie a strategiche alleanze, come il matrimonio tra Ramon Berenguer IV e Petronilla – la figlia del re di Aragona, di un solo anno d’età -, non solo divenne la più importante base navale della Corona d’Aragona e quindi del Mediterraneo, ma divenne capitale del Principato di Catalogna includendo Maiorca, Valencia, Sardegna e Sicilia.
Nel 1200 venne eretta la seconda cinta muraria estendendosi fino all’attuale Plaça Catalunya  e Parc de la Ciutadella. Seguiranno due secoli di crescita sociale e urbanistica che vedranno erigere la chiesa della Mercé, di Santa Maria del Pi, del chiostro e monastero di Pedralbes, la storica basilica di Sant Just i Pastor e Santa Maria del Mar.
La basilica di Santa Maria del Mar
Mentre la città a metà del 1300, con l’abbattimento delle mura sul lato delle Ramblas inizia a includere nella sua planimetria quello che oggi chiamiamo Raval, con campi, orti e allevamenti ma anche servizi sanitari, ospedali, lebbrosari e orfanotrofi, nel cuore del suo antico insediamento romano vive tumulti e lotte sociali.
È il caso dell’attacco della piccola comunità ebraica stretta nel dedalo di strade che chiamano El Call. Sono loro i primi accusati della peggiore delle invasioni: la Peste Nera.
La rapidità di contagio a Barcellona è quintuplicata per la concentrazione umana che qui batteva tutte le capitali europee del tempo.
L’unione di Isabella di Castiglia e Ferdinando II sembra portare una nuova ondata di ottimismo che parla di Spagna composta da Castiglia, Aragona e Catalogna.
Tutti conosciamo l’importanza dei due reali per il passaggio della storia da era antica a era moderna. Furono loro a finanziare il navigatore genovese Cristoforo Colombo e furono loro a riceverlo a Barcellona di rientro dalla seconda spedizione.
Peccato che il florido commercio di metalli preziosi e colture provenienti dal Nuovo Mondo furono dirottati ai forzieri reali riattivando di fatto una ulteriore divisione civile e politica tra la Corona e la popolazione catalana.
Monumento di Colombo

Barcellona nell'Età Moderna

Nei decenni successivi la scoperta dell’America la città catalana, nonostante il dissanguo delle casse erariali, Barcellona è l’unica città della penisola a presentare una offerta commerciale in continua crescita.
Sono i secoli della nascita delle Corporazioni: in città se ne contavano più di sessanta. Falegnami, levigatori, mietitori, calzolai, calderai…
Con l’indipendenza del Portogallo la Corona spagnola inizia a soffrire economicamente e guardando la Catalunya ricca e sempre più distante, Filippo V di Castiglia organizza un esercito di Tercios, soldati rozzi e violenti pronti a invadere le terre catalane con la scusa di dover allontanare i francesi…
Oltre 400 contadini entrati a Barcellona per la tradizionale assunzione dei lavori stagionali erano armati di falci ben affilate pronti per sfilare. La concregazione dei mietitori stava partecipando insieme a tutta la città al Corpus Domini. Erano le 9 della mattina del 7 giugno 1640 e da circa tre anni era tradizione far ballare un uovo sopra la fontana del chiostro all’interno della Cattedrale. Appena fuori le cinta murarie, lungo le Ramblas stava passando in rassegna il viceré. Faceva già caldo e le scintille delle falci e una parola di troppo portarono allo scontro frontale dove il rappresentante della Corona trovò la morte e molte case dei nobili furono incendiate. Un evento che si ricorda come il Corpus de Sangre. Una rivolta sociale che si diffuse in tutto il Principato. È la guerra dei Segadors. Il loro corale lamento, tramandato di padre in figlio è arrivato a noi e ascoltando l’inno della Catalunya vivrete ancora quegli attimi…

[tratto da pag. 162 – IO SONO BARCELLONA]

Numerosi sono i tentativi di secessione dai monarchi castigliani durante questo fine secolo mentre l’Europa si preoccupava del destino del trono spagnolo governato da Carlo II, senza eredi.
La spartizione visse intrighi e sotterfugi degni di una telenovela: il conflitto che tutti conoscono come guerra di successione spagnola.
Il fratello del re di Francia, Filippo V fu il primo re di Spagna della dinastia dei Borbone mentre Inghilterra e Olanda proseguirono nella sfida territoriale giocando guerre e conflitti proprio nelle terre catalane.
Dopo quattordici lunghi mesi di scontri, agguati e rappresaglie, le truppe del nuovo re spagnolo si presentarono dinanzi le mura di Barcellona per assediarla. Era la mattina dell’11 settembre 1714. La città era circondata e al suo interno tutti si stavano armando per difenderla fino alla fine.
In memoria della resistenza del popolo catalano, caduto in mani borboniche, ogni anno l’11 settembre viene celebrata la Diada Nacional de Catalunya.
La trasformazione dello status vigente fu radicale e sconvolgente. Vennero soppresse le giurisdizioni locali, le Corti, il Concell de Cent, la Generalitat e, in ultimo, fu imposto il castigliano come lingua ufficiale.
1.200 case del quartiere La Ribera furono demolite facendo spazio a una fortezza militare che tra qualche secolo sarà rasa al suolo e trasformata nel Par de la Ciutadella.
Dopo trecento anni dalla scoperta delle Americhe anche la Catalunya poté iniziare a godere dei traffici con il Nuovo Mondo, portando alla costruzione di un quartiere dedicato ai pescatori e operai portuali: la Barceloneta.
La mappa di Barcellona dopo il 1714
La millenaria storia di Barcellona continua! Clicca qui sotto per proseguire nella lettura del racconto e delle sue trasformazioni.
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Foto personali by SARA BOLOGNINI @sarabolognini_photo
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